Ci sono cose del nostro più recente passato – misero e ristretto quanto volete – che meritano un po’ di rimpianto. Direi di più. Quel piccolo riconoscimento di cui allora non hanno goduto, proprio perché erano largamente presenti e diffuse. Questo spiega come sia diventata preziosa una buona pasta fatta a mano, e rara una bottiglia di pomodori conservati a regola d’arte, con odoroso basilico. La cucina irpina – quella autentica, quale si è venuta configurando dal seme della civiltà contadina – ha vissuto sempre dei prodotti dell’orto e dei pochi animali da cortile. Non era infatti pensabile che il cibo potesse comportare un quotidiano costo in denaro. Per cui la cucina obbediva a principi di autarchia, con l’aggiunta di tutte quelle insospettabili varianti suggerite dalla fantasia di massaie abituate ad arrangiarsi. Così gli acquisti si limitavano solo a qualche ingrediente, primo fra tutti la farina, da sempre a buon mercato fin dai tempi dei Borbone...
There are things of our most recent past – poor and limited as you want - that deserve some regret. I would say more. That small recognition of which they have not enjoyed, really because they were widely present and widespread. That’s why a good handmade pasta has become so precious, and a rare bottle of tomatoes well preserved, with sweet-smelling basil. Irpinian cuisine - authentic, that was beginning to take shake from the seed of the rural culture – has always lived on vegetable garden products and on barnyard animals. In fact, it was unthinkable that the food could involve a daily cost in money. So the cuisine obeyed to the principles of autarchy, with the addition of all those unexpected variations suggested by the housewives’ imagination accustomed to manage. So the purchases were limited only to some ingredient, the first is the flour, always cheap since Bourbon times...